mercoledì 1 ottobre 2014

ZIGGI RECADO, REGGAE MUSICAL THERAPY

La musica, terapia universale. Le vibrazioni da sempre danno pace, forza e coraggio a chi le ascolta e a chi le produce, un’equazione tanto più vera se si parla di reggae music e del suo potere benefico nella gente.
Nasce da questa e da altre considerazioni l’idea del titolo del nuovo imminente album di Ziggi Recado, artista olandese tra i più apprezzati nel panorama europeo. A produrlo è la Zion I Kings, la stessa che da poco ha fatto uscire “The Sound”, nuovo lavoro discografico di Pressure Busspipe.
Il musicista è in questo momento in Jamaica per ultimare le fasi della realizzazione dell’album, la cui uscita ufficiale è stata annunciata per il 20 maggio. Ziggi Recado, così come nel precedente “Liberation”, torna a sviluppare un corposo sound new roots ricco di influenze e rimandi, con testi sempre capaci di raccontare la realtà con denunce e voglia di cambiamento.
Tra i brani presenti e disponibili in una preview dell’album troviamo “Masquerade”, “Talk About”, la ballad “I’m Blaak”, “Guide Ova”, in combo con Lutan Fyah. “Jah Mercy”, con la partecipazione di Taranchyla & Earl 16.
Un’impronta Rasta e conscious pervade “Theraupeutic”, quarto album in studio di Ziggi Recado. fonte
ziggi recado Therapeutic

ORIEL – RISE OF THE REVOLUTERS

L’artista dominicano Oriel Barry e ha scelto la Jamaica per lanciare il suo speciale mixtape “Rise Of Revoluters”.
Un raccolta di brani editi (apparsi nell’ep “Confidence” uscito nel 2013) e non, visto che almeno nella sua terra Oriel è già un nome famoso e rispettato, grazie alla sua sapiente miscela musicale che mette insieme reggae e altri generi musicali, facilmente ribattezzato con il nome di “reggae fusion”.
Anche il mixtape nasce con un’impronta ben precisa, una sorta di “concept” nel quale la riscossa degli oppressi, accompagnata da ipnotici intermezzi con le voci di Bob Marley, Marcus Garvey e Malcom X, diventa tanto trascinante da spazzare via babylon.
La Afar Music Group, label che sponsorizza l’intero progetto, rende il tutto disponibile in free download, grazie alla piattaforma Soundcloud. In queste ore inoltre è stato presentato il video che accompagna “Sticks & Stones”, uno dei singoli contenuti nel mixtape e già conosciuto da coloro che sono sempre molto attenti sul fronte delle novità.





BRINA – REGGAE SAUTI ZA KISWAHILI

“Reggae Sauti Za Kiswahili”, questo l’enigmatico titolo del nuovo progetto discografico di Brina, raffinata singer jamaicana, già segnalatasi a critica e pubblico con l’album “Under One Sun”, uscito nel 2012.
Questa volta l’artista si rende protagonista e promotrice dell’incontro tra le sonorità reggae e una delle lingue più parlate nella Motherland, lo swahili. Infatti Brina riprende quattro brani che fanno parte proprio di “Under The Sun” e le ripropone in questa nuova chiave espressiva, per testimoniare un legame saldo e indissolubile con l’Africa.
“Sono felice di portare il reggae nella Motherland, cantando in swahili, una lingua nobile e che va preservata” – spiega la singer.
“Reggae Sauti Za Kiswahili” esce per la Tribal Global Records e come detto, rappresenta un esperimento per raggiungere da vicino 140 milioni di persone, cantando nella loro lingua e rendendo così il messaggio ancora più chiaro e profondo. fonte


venerdì 19 settembre 2014

Legend di Bob Marley per la prima volta nella top10 della Billboard 200

Ci sono voluti trent’anni ma il traguardo è stato raggiunto: Legend, uno dei più noti album di Bob Marley, si è posizionato nella top10 della classifica Billboard 200 che raccoglie i 200 album più venduti negli Stati Uniti nell’ultima settimana, dal lunedì alla domenica, sia al dettaglio che sui digital store. La classifica viene aggiorna ogni settimana ed è disponibile sulla rivista americana Billboard, una dei più noti magazine dedicati alla musica.
La chart che riguarda la settimana da lunedì 8 settembre a domenica 14 settembre e che viene datata 20 settembre, ha visto un evento storico che può essere considerato più unico che raro. Come già detto in precedenza, il protagonista di tale episodio è Bob Marley e il suo Legend che proprio quest’anno festeggia i trenta anni dalla prima pubblicazione. Un disco uscito postumo che raccoglie i più famosi brani del re del reggae.
Il disco, che venne pubblicato esattamente l’8 maggio del 1984, non era mai riuscito ad entrare nella top10degli album più venduti negli States fino alla scorsa settimana quando è addirittura balzato alla quinta posizione. Una incredibile scalata visto che appena sette giorni prima si trovava alla posizione 100, migliorando la posizione 18 che toccò nel 2002 e la posizione 54 che raggiunse nelle prime settimane dopo l’uscita. E per Robert Nesta Marley si tratta di un nuovo record assoluto visto che questo quinto posto migliora il precedente ottavo posto raggiunto nel 1976 con l’album Rastaman Vibration.
Numeri davvero impressionanti per Legend che in questa sola settimana ha raggiunto le 41mila copie vendute: un numero pazzesco che va a battere le circa 40mila copie fatte registrare nella prima settimana del gennaio 1993. Ma cosa è successo per causare tutto questo? Legend vende mediamente a settimana dalle 3mila alle 5mila copie e questo significa che negli ultimi sette giorni ha incrementato le vendite del 1.116%. Circa 38mila su 41mila copie vendute dall’8 al 14 settembre provengono dal Play Store di Google ed è qui che va cercato il motivo di tale incremento nelle vendite. Il negozio online di Google ha infatti abbassato da 9 dollari a 99 centesimi il prezzo del disco e questo spiega tutto. “Ci piace celebrare artisti come Bob Marley la cui musica è senza tempo” ha detto Gwen Shen, capo di Google Play. E come dargli torto, sopratutto guardando questi strepitosi numeri?
Non è la prima volta che Google Play effettua delle promozioni del genere ma in rare occasioni era successo un episodio simile. Non ci rimane che fare i complimenti per questa splendida promozione che aiuta sicuramente le nuove generazioni a scoprire e approfondire la musica e il messaggio di Bob Marley.

Ibrahimovic incontra il suo idolo Alpha Blondy

Che Zlatan Ibrahimovic fosse un amante della musica reggae lo si sapeva già. Il campione di calcio attualmente in forza al Psg ma con un passato anche in Italia con le maglie di Juventus, Inter e Milan, ha più volte dichiarato che ascolta musica in levare per concentrarsi e trovare la giusta carica prima di un match importante. Quello che non si sapeva è che il suo idolo è Alpha Blondy.
Ad affermarlo è stato proprio il giocatore svedese che nei giorni scorsi ha pubblicato sulla sua pagina facebook ufficiale una foto che lo ritrae con il cantante ivoriano e che veniva accompagnata con il seguente commento: “Ho ricevuto la visita del mio idolo, la leggenda vivente Alpha Blondy“. L’autore di hit come Jerusalem ha pubblicato lo scorso anno il suo ultimo disco dal titolo Mystic Power e per questo motivo è stato in tour per l’Europa con diverse tappe anche in Italia.
Proprio in questi giorni si trovava in Francia per alcuni show del suo tour e non ha perso l’occasione di presentarsi al campo d’allenamento del club parigino dove ha così potuto incontrare Zlatan Ibrahimovic che gli ha donato la sua maglia numero dieci. Qui di seguito alcuni scatti dell’incontro, mentre noi ci chiediamo se, visto il suo trascorso italiano, lo svedese abbia avuto modo di ascoltare anche qualche gruppo o artista nostrano. fonte
ibrahimovic-alpha-blondy

Reggae night su Sky Arte: venerdì in onda anche Journey to Jah

Torna il reggae in prima serata su Sky. Venerdì 19 settembre, a partire dalle ore 21.10, andrà in onda su Sky Arte uno speciale Reggae Night che terrà incollati alla tv tutti gli amanti della musica in levare. L’emittente televisiva non è la prima volta che propone in palinsesto degli speciali del genere: ricordiamo nel recente passato la programmazione di Marley, il film documentario sulla vita di Bob Marley, oltre ad alcuni concerti dello stesso re del reggae.
Questa volta toccherà ad una prima visione assoluta: Journey to Jah. Si tratta del film con Alborosie e Gentleman, con le apparizioni anche di altri grandi della musica reggae come Damian Marley, Richie Stephens, Jack Radics e che vede la regia di Noël Dernesch e Moritz Springer. Chi segue eventireggae.it saprà già tutto su questo bellissimo documentario che abbiamo potuto vedere nelle sale cinematografiche italiane lo scorso giugno e che proprio in questi giorni è uscito anche in dvd.
Oltre al viaggio nel reggae con Journey to Jah, la serata proseguirà con il Bob Marley – Live at the Rainbow, ovvero il concerto che Robert Nesta tenne a Londra nel giugno del 1977, ed infine con Toots & The Maytals – Alle origini del reggae, il documentario sul leggendario gruppo di Toots Hibbert e compagni.
L’appuntamento è quindi per venerdì 19 settembre alle ore 21.10 su Sky Arte, canale 120. Il tutto sarà riproposto in replica anche sabato 20 settembre alle ore 16. fonte

giovedì 4 settembre 2014

Fu un tumore raro a uccidere Bob Marley

A 33 anni dalla sua morte l’11 maggio 1981, la morte di Bob Marley va riscritta. Non è stato infatti un semplice melanoma a uccidere il cantante a soli 36 anni, ma una forma di tumore raro chiamato melanoma acrale, noto anche come melanoma delle estremità, una forma tumorale che non ha nulla a che vedere con l’esposizione alla luce solare. Colpisce le piante dei piedi, palmi delle mani, le unghie e altre aree glabre della pelle. La diagnosi precoce di questa forma tumorale è ancora oggi complessa, data la sua relativa bassa incidenza, la sua apparenza atipica e una presentazione tardiva.
Tutto cominciò nel luglio del 1977, quando Bob notò una ferita nell’alluce destro, ma ritenne di essersela procurata in un incidente durante una partita di calcio. Erano gli anni di capolavori come One Love ed Exodus. Poco tempo dopo però l’unghia dell’alluce si staccò e la diagnosi fu delle più dure: melanoma maligno che cresceva sotto l’unghia dell’alluce. In quei casi spesso si procedeva con l’amputare l’intero alluce, ma nel caso di Marley si preferìoperare solo il letto dell’unghia.

Il cancro di Bob Marley non venne così correttamente curato e progredì diventando metastasi di lì a pochi anni. 

La notizia della scoperta che in realtà si trattò di melanoma acrale viene oggi da uno studio pubblicato di recente sul Journal Pigment Cell & Melanoma Research da parte di un team del Cancer Research dell’Università di Manchester, il quale ha sequenziato i tumori di cinque pazienti con melanoma acrale e combinato i risultati con i dati di altri tre pazienti. Hanno poi confrontato il modello di difetti genetici presenti in questi otto tumori con quella dei tipi più comuni di cancro della pelle.
Il tipo di danno al DNA da cui origina il melanoma acrale è infatti parzialmente diverso dagli altri tipi di cancro della pelle. In quest’ultimo caso per esempio le modificazioni delle porzioni di DNA sono più piccole rispetto a quelle del tumore raro. Inoltre, i difetti genetici nel caso del melanoma acrale non sono causati da raggi UV, che invece è il maggiore fattore di rischio per i comuni tumori della pelle.
Cristina Da Rold  fonte